LA TARTARUGA MAGICA

 Ciao, sono Alice, e sono brava a cominciare. Mi escono talmente tante idee che sarebbe impossibile attuarle tutte nello stesso momento… così inizio e poi lascio perdere, perchè un’altra idea mi ha già catturata… ma certi inizi fanno sognare quasi di più che certe storie belle e compiute, per esempio questo, della Tartaruga Magica, che appena la si incontra la storia si interrompe… e la continui tu.
Avete mai incontrato la Tartaruga Magica?

Io l’ho incontrata… anzi, ad essere sincera, è stata lei a trovare me.

Siete curiosi di sapere come?

E’ stato all’inizio del mio viaggio per mare, quando ancora non credevo nelle Meraviglie.

Avevo trovato lavoro come mozzo su un veliero che attraversava l’Oceano con il suo carico di chiodi di garofano e cannella. Il mio compito era quello di starmene sveglia tutta la notte a fare la guardia in cima all’albero maestro, mentre tutti dormivano, per controllare che la nave non andasse a sbattere contro qualche isolotto. All’inizio mi sentivo importante, perché la salvezza di tutto l’equipaggio dipendeva da me. Passavo le notti ad aguzzare gli occhi, in massima allerta, come un gufo sul ramo di un albero, pronta ad avvistare il più piccolo lembo di terra che avesse potuto mettere in pericolo la nostra traversata… non vedevo l’ora di lanciare l’allarme per salvare la vita a tutto l’equipaggio. Ma le notti passavano senza che succedesse mai niente… allora per non annoiarmi cominciavo a fantasticare: e se facessi uno scherzo? Mi divertivo a immaginare la scena fin nei minimi particolari: io che grido “Allarme! All’isola!!!” e tutti che si alzano di colpo e cominciano chi ad afferrare i remi, chi ad alzare le vele, chi a girare il timone, chi a dare comandi a destra e a manca, e io a godermi, dall’alto, lo spettacolo di tutte quelle formichine concitate che corrono di qua e di là sbracciandosi come pazzi. E alla fine, il trionfo: tutti che mi abbracciano e mi lanciano in trionfo per aria gridando “Evviva l’eroe! Evviva Aliké che ci ha salvati tutti!” Ma salvati da cosa, che in quell’oceano non si vedeva mai un lembo di terra che fosse uno!

Alla fine però rinunciavo sempre a mettere in atto i miei scherzi: se quelli dell’equipaggio avessero scoperto che li prendevo in giro, mi avrebbero di sicuro gettata agli squali, e io amo molto i pesci ma gli squali non sono mai riuscita a farmeli amici.

Così, notte dopo notte, vedendo che non succedeva mai niente, avevo pian piano perso l’interesse a scrutare in basso a caccia di isolotti fantasma e avevo invece preso gusto a guardare in su, verso il cielo nero e stellato. Passavo le notti a raccontare alla luna e alle stelle le storie fantastiche che inventavo e che i miei compagni non stavano mai a sentire, tutti presi a darsi grandi pacche sulle spalle e a raccontarsi barzellette da marinai. Di giorno invece dormivo dentro un sacco di canapa, svegliata solo di tanto in tanto da qualche marinaio che inciampava su di me imprecando tutti gli dei dell’olimpo.

Una notte, ero appostata sopra il mio albero maestro e avevo appena finito di lamentarmi con la luna dei miei compagni di viaggio: non ne potevo più di quegli omoni molesti che passavano tutto il giorno a mangiare fagioli in scatola e fare gare di rutti. Quella notte avevo una voglia matta di svegliare tutti e gridare “Fermate la barca! Voglio scendere!!!”… Ma poi pensavo ai miei amati compagni che probabilmente non vedevano l’ora di buttarmi in mare, e poi ai miei amici squali che ancora più probabilmente non vedevano l’ora di fare la mia conoscenza… e mi passava la voglia di gridare.

Ero lì che navigavo assorta dentro questi malinconici pensieri con lo sguardo perso all’orizzonte, quando all’improvviso vedo emergere dalle acque un’enorme zolla di terra, simile a un guscio di tartaruga…

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