Dalla parte di Callisto

Callisto e le Stelle

Qualche settimana fa la compagnia teatrale Pantakin mi ha proposto di partecipare a Voci Sonorità Incontri Notturni a Palazzo Grimani, in occasione della Notte dei Musei. Le invitanti colonne del meraviglioso cortile interno non vedevano l’ora di ospitare una performance sospesa sul filo ma, come spesso accade, le magagne burocratiche mi hanno costretta a dirottare il mio intervento su superfici meno aeree… non sia mai che una sottile corda di canapa con una minuscola funambola sopra si trascini giù uno storico palazzo rinascimentale!

sala a fogliami pal grimani

Così ho lasciato che la voce soave di Silvia Zoico, una delle curatrici e interpreti di quel luogo magico, mi conducesse lungo il percorso iniziatico che dalla Scala Monumentale passa sotto il labirintico soffitto della Sala a Fogliami, fino al Camerino di Callisto, dove meravigliosi stucchi narrano la storia della ninfa, secondo la versione di Ovidio nelle Metamorfosi.

Non avevo dubbi che avrei interpretato Callisto. Ma come? L’idea della ninfetta che si aggira muta, leggiadra e sconvolta tra i visitatori, fosse a passo di danza o strisciando sul pavimento come piace a me, non mi convinceva per nulla… non rimaneva che preparare un testo che desse voce e sostanza a questa figura, ma che senso avrebbe avuto farle ripetere una storia raccontata da un uomo, al suo posto, senza la possibilità di partire da “dentro”, da lei e da me, dalle nostre corde di donna?

Comincio a ricercare in fretta e furia su internet, fino a scoprire che l’indoeuropeista Bernard Sérgent (“L’omosessualità nella mitologia greca, Laterza, Bari 1986″) farebbe risalire il mito di Callisto ad un antichissimo rito sessuale d’iniziazione femminile d’origine indo-europea. Durante questi riti le giovani donne si affidavano alle donne più adulte e autorevoli perchè le fecondassero  morendo simbolicamente alla “bambina” che erano e rinascendo all'”orsa”. Un passaggio dalla verginità allo fertilità, un risveglio al proprio potere di donna. Nulla esclude dunque che l’erotismo, l’ebbrezza e la gioia fossero parte integrante di questi rituali femminili. Ecco, la storia che Callisto racconterebbe… la storia di una gioia e di un risveglio violati dall’incesto di Giove, che tradisce la figlia nel momento in cui si introduce in lei per fecondare al suo posto la giovane ninfa da lei amata.

Ma come fare spazio alla voce di Callisto? Sarei stata in grado di farla parlare senza tradirla di nuovo, o senza esporla alla vergogna?

Così, dopo una giornata passata nascosta sotto le coperte, meditando oscuramente di inventare una scusa qualsiasi pur di sottrarmi all’infausta marchetta, il giorno prima dell’evento una corrente fresca e odorosa di sottobosco mi fa volare in mano un foglio, afferro la penna e compongo un testo che, chissà, potrebbe avermi dettato proprio lei…

La mia vita scorrea dolce e spensierata

al seguito di Diana, mia signora

Di bosco in bosco, di caccia in caccia la seguiva

una scia di ninfe, ed io, la prima!

.

Nei ruscelli senza vesti giocavamo

tra carezze, risa e baci innamorati

Diana la dolce me tra tutte a sè attirava

le guance, il collo, i seni mi baciava

.

Ridendo di piacere le dicevo

“a Giove tuo padre, sai, ti preferisco”

lei arrossiva e sul mio volto si chinava

con una pioggia di baci profumati

.

Ma un triste giorno che paga riposavo

nell’odoroso grembo della mia Signora

Giove mi vide, mi volle, mi prese

pria con la mente, poi – entrando nella figlia –

le mie cosce di perla piano dischiuse

e al suo fuoco s‘arrese la mia conchiglia.

.

Fu dopo sette lune che m’accorsi

del frutto vivo che mi maturava in grembo

ma non durò per molto il paradiso

che l’invidia delle vergini s’accese

.

Come Diana mi vide indovinò la sua ferita:

dal padre suo per mezzo mio tradita

“Non ti conosco” disse – tremava la sua pelle

volgendomi per sempre le sue bianche spalle.

.

Sola e nascosta partorii il bastardo

raggio di luce nelle mie tristi notti

ma quando il seno porsi al suo bocciolo 

Era gelosa mi tramutò in un’orsa

.

Misera vagai fino a che persi la speranza

di rivedere il figlio mio diletto

fino a che – uomo – mi si parò dinnanzi:

l’arco teso puntò contro il mio petto

.

Ma pria che l’arco mi trafiggesse il cuore

Giove lo mutò in Orsa Minore

ci trasse in aria ad un nuovo destino

guide fulgenti sull’umano cammino.

callisto 1

callisto 2

callisto 3

callisto 4

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