Detonazione a prima vista, giocar di sponda con l’artista

Accade di rado, ma quando accade ha il potere di risvegliare un’inesauribile forza generativa in chi vi si immerge. Non ha a che fare con il carisma del formatore o con il prestigio dell’istituzione ospitante, ma piuttosto con una particolare sensibilità, una costitutiva familiarità col vuoto e con la fragilità, elementi irrinunciabili di ogni autentico atto creativo. Si tratta della creazione di contesti capaci di far rimanere le persone coinvolte al centro dei processi, della capacità di “farsi sponda” una volta che i partecipanti si trovino a generare essi stessi il corso del “fiume” che credevano di dover solo guadare, della disponibilità rinnovata a creare in corso d’opera nonostante, anzi proprio grazie a, il bagaglio di conoscenze e di esperienze pregresse. Da tempo concepisco la mia proposta formativa (e sempre più spesso quella performativa) come la creazione di un contesto costitutivamente aperto, capace di trasformarsi e di evolversi sotto la spinta delle istanze individuali che lo compongono. Devo molto all’esperienza delle pratiche filosofiche e all’insegnamento di Luigi Vero Tarca la vocazione a coltivare contesti e processi che sappiano crescere e affermarsi permettendo al tempo stesso la massima cura e valorizzazione della libertà e unicità degli individui che li compongono. Quello che non mi aspettavo era di incontrare, a distanza di pochi anni dall’abbandono della mia “carriera” universitaria, due artisti, curatori e, ora posso dire, amici che di questa modalità facessero uno stile curatoriale, oltre che di vita. L’incontro con Cristina e Andrea, alias Penzo+Fiore, è stato “detonante” già di per sé, perché ha determinato l’inizio del ripristino dei ponti tibetani  che collegano la mia vocazione artistica alla mia formazione filosofica. Perciò è stato naturale accettare la loro proposta di affiancarli nell’ideazione prima, e nella conduzione poi, del workshop La performance come strumento di detonazione creativa, tenutosi dal 18 al 24 Aprile in Portogallo, nel contesto incredibile di Casa de Burros, una casa-agriturismo-residenza artistica nel cuore del parco naturale di Castelo Branco, animata dalla batesoniana convivenza di Cesare e Betta con un clan eterogeneo di animali di specie diversissime e dalle personalità non meno composite.

Sono dovute passare più di due settimane perché cominciassero a sedimentare in me le trasformazioni innescate dal semplice atto di accompagnare da vicino i processi creativi, personalissimi e vibranti di autentica immediatezza, di Damiano, Antonio, Mariarosa e Andrea, che saranno ricordati dai posteri per aver realizzato le prime performance nella storia del paese di Chao da Va.

La prossima “detonazione” sarà dal 29 Luglio al 2 Agosto… A giudicare dalle conseguenze della prima, comincerei a fare spazio dentro fin d’ora!

 

Informazioni e documentazione sul workshop:

http://casadeburros.weebly.com

http://www.learningfactory.it/workshop-allestero.html

 

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